I Da Carrara e Padova

1318-2018

I da Carrara e Padova

una storia lunga 700 anni

 


Stemma dei Carraresi Ricorrendo quest’anno il settimo centenario della salita al potere in città della famiglia da Carrara, avvenuta ufficialmente il 25 luglio 1318 con la consegna dei simboli dell’autorità comunale a Giacomo il Grande, la Biblioteca Universitaria di Padova, nel contesto delle celebrazioni che accompagneranno l’evento, intende offrire un’idea di quanto, all’interno del suo vasto patrimonio librario, possa avvicinare il lettore alla materia e magari invogliarlo ad approfondirla.

 

 

  1. Il quadro storico: Padova attraverso il Trecento

 

Snelli e chiari strumenti per una visione generale di primo impatto sui novanta anni di dominio dei da Carrara in città sono i lavori di Gigi Vasoin La signoria dei Carraresi nella Padova del ‘300 [collocazione: F.3.2694], di Luigi montobbio Splendore e utopia nella Padova dei Carraresi [F.3.3992] e di Remy Simonetti Il dominio del carro [Ba.8.2475.6]. ancora valida ma già più impegnativa è l’opera tardo-settecentesca in 20 volumi di Giambatista Verci Storia della marca trivigiana e veronese [Sezve.H.5.6t.02.1-20], la quale, oltre che a descrivere maggiormente gli accadimenti, grazie ai continui richiami e collegamenti, ha il pregio di far prender confidenza al lettore con le fonti archivistiche e le cronache del tempo.

Relativamente alla cronachistica di allora, la Biblioteca possiede tutto ciò che è stato edito, come per esempio gli scritti di Albertino Mussato De gestis Italicorum post mortem Henrici VII Caesaris [Cons.H.4.2.4.1.10], di Jacopo Piacentino Cronaca della guerra veneto scaligera [D.64.D.137] e di Andrea, Galeazzo e Bartolomeo Gatari Cronaca carrarese [Cons.H.4.2.4.2.17], permettendosi di poter dare a prestito (unico istituto in città) la collana completa dei Rerum Italicarum Scriptores, grazie al dono fatto dagli eredi del professor Roberto Cessi.

 

 

  1. Società ed economia: un centro in espansione

 

La posizione geografica di Padova nel Veneto e la sua importanza l’hanno resa un centro di riferimento a livello regionale e macro-regionale, specie fra Duecento e Trecento.

Fra i molti studi che affrontano questo tema, doveroso è citare il saggio ormai classico di John k. Hyde Padova nell’età di Dante: storia di una città stato italiana [Sezve.H.5.Una società in trasformazione. Padova ter XI e XV secolo6p.40], poi quello di Silvana Collodo Una società in trasformazione. Padova tra XI e XV secolo [F.4.3489] e ancora quello di Benjamin G. Kohl Padua under the Carrara 1318-1405 [H.3.3148], incentrato sulla documentazione d’archPadua under the Carrara 1318-1405ivio.

Per l’aspetto politico-amministrativo, vanno perlomeno segnalate le raccolte ordinate da Ornella Pittarello Statuti di Padova di età carrarese [Sezve.N.5.4.3], da Guido Beltrame, Guerrino Citton e Daniela Mazzon Statuti del Comune di Padova [H.3.3145] e dal benemerito Andrea Gloria Dei podestà che furono a Padova durante la dominazione carrarese [Sezve.Q.8.2.1.2]. Sull’economia, ricordiamo l’agevole ma rigoroso strumento di Roberta Lamon Le corporazioni padovane di arti e mestieri [K.3.1820] e il più specifico scritto di Luigi Rizzoli J. e Quintilio Perini Le monete di Padova descritte ed illustrate [E.01.E.041].

 

 

  1. La religione e i suoi luoghi: un monile tempestato da tante gemme fulgenti

 

Il periodo carrararese, complice l’espandersi dell’urbe, il concentrarsi del potere e il progressivo spegnersi del conflitto fra Papato e Impero, è quello in cui a Padova e nel territorio si irrobustirono i luoghi di culto già esistenti, ne vennero fondati di nuovi e fu rinvigorita la fede, accompagnando con maggior spinta quel moto che già dal Duecento, e poi nei secoli successivi, porterà il “servo” Antonio a essere il santo più venerato al mondo nell’ambito del credo cattolico.

Testi che possono far da viatico a questi temi sono: Giovanni Conversini da Ravenna 1399. La processione dei Bianchi a Padova [E.19.E.110], a cura di Dino e Libya Cortese, Santi Padovani [E.14.E.79], di Antonio Barzon, Santa Maria dei Servi a Padova. Note sulla fondazione (1374-1406) e il primo secolo [E.33.E.274], di Luciano Bertazzo e Davide Maria Montagna, La Chiesa di Sant’Agostino in Padova [F.1.1013], di Monica Merotto Ghedini, Giusto de’ Menabuoi nel Battistero di Padova [Sezve.O.5.5.31], a cura di Anna Maria Spiazzi, e Altichiero da Zevio nell’oratorio di San Giorgio [H.1.353], a cura di Luca Baggio, Gianluigi Colaucci e Daniela Bartoletti.

 

 

  1. Mura, palazzi, acque, castelli: uno sviluppo che tuttora orienta i nostri passi

 

Sebbene delle mura trecentesche non restino che scarni avanzi, esse, indirizzandosi lungo le vie d’acqua naturali e artificiali e la contingente crescita urbanistica, modellarono la forma della città, tanto che quella di allora e quella giunta a noi non sono poi così dissimili. Dentro troviamo ancora torri, chiese, riviere e palazzi del periodo o rimaneggiati nei suoi anni: veri gioielli, alcuni dei quali da poco riscoperti. Che dire poi del territorio, coronato da fortilizi preziosi quali, giusto per dirne alcuni, Montagnana, Este e Valbona, canali come l’asta del Muson e il Sirone-Bisatto, strade come quella “del Santo”.

Fra i tanti lavori in codesta direzione, suggeriamo il catalogo della mostra Padova città d’acque [F.1.444], Guida alla Padova carrarese [H.3.4263] e I luoghi dei Carraresi [H.1.692], entrambi contenenti interventi di più autori, ancora Il Castello di Padova [F.1.197], di Ettore Bressan, e Le mura ritrovate [H.4.1343], a cura di Adriano Verdi; per il territorio: Cittadella Città murata [E.15.E.254], a cura di Sante Bortolami e Chiara Ceschi, Monselice [H.1.202], a cura di Antonio Rigon, e Il Castello di Stigliano [D.127.D.170], di Luigi Gallo.

 

 

  1. Le arti e lo studio: polo di scienza e bellezza

 

La centralità di Padova nel XIV secolo rispetto alle scienze e alle arti figurative e liberali trova un’ulteriore consacrazione giusto quest’anno con la candidatura della città a essere iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO in qualità di “Urbs picta” per i cicli pittorici trecenteschi in essa conservati, molti dei quali proprio dalla famiglia da Carrara patrocinati.

Altro esempio di ciò si coglie nelle lettere, con poeti quali Lovato de’ Lovati, Albertino Mussato e Rolandino da Piazzola, che contribuirono al passaggio dalla Scolastica al pre-Umanesimo e prepararono l’approdo euganeo di Francesco Petrarca (approdo favorito dall‘“amico” Giacomo II), vate la cui opera fu in seguito sostenuta da autori come Pietro Paolo Vergerio il Vecchio.

Per gli aspetti in questione, ci conteniamo nel citare solo i cataloghi usciti per le ultime due mostre occorse a Padova aventi come espresso denominatore il dominio carrarese in città, ossia Padua sidus preclarum. I Dondi dall’Orologio e la Padova dei Carraresi [Sezve.H.5.6p.51] e Guariento e la Padova carrarese [K.2.708], entrambi a cura di autori vari, e poi il noto Da Giotto al Mantegna [E.03.E.014], a cura di Lucio Grossato, opere dalle cui bibliografie si potranno avere molti altri riferimenti a tante interessanti letture.